La valutazione degli impatti psicologici delle ristrutturazioni aziendali e dei licenziamenti. Ansia, DP, DSPT, depressione. Strategie di coping, antifragilità ed empowerment per un ritrovato equilibrio e benessere. L’importanza del supporto psicologico e dei training.
La valutazione degli impatti psicologici sui lavoratori nei contesti aziendali in fase di riorganizzazione e ristrutturazione, in particolare nelle procedure di licenziamento è un tema diventato rilevante nel contesto economico e sociale occidentale da oltre un ventennio, enfatizzato dalla crisi finanziaria globale iniziata nel 2008, ma ancor prima dalle grandi operazioni di fusione e acquisizione della fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo millennio e, più recentemente, dagli effetti della pandemia e dell’attuale scenario geopolitico internazionale.
I vissuti dei licenziamenti portano con sé, inevitabilmente, elevati carichi di stress nelle persone e nei gruppi e diventa importante, nelle organizzazioni aziendali, implementare processi in grado di favorire il fronteggiamento delle situazioni critiche, anche con l’ausilio di formazione specifica sulle capacità emozionali e percorsi di coaching e sostegno psicologico in grado di supportare gli individui nelle fasi di transizione di carriera. Scenari economici e sociali fluidi sono una costante nella società occidentale contemporanea e, con riferimento all’Italia, favoriti dalle recenti riforme normative delle garanzie dei lavoratori nei licenziamenti, con la progressiva riduzione della tutela reale a favore di quella obbligatoria, consistente in un ristoro economico ma con la reintegrazione nel posto di lavoro ormai considerata ipotesi residuali.
E’ importante parlare del concetto di stress e della sua relazione con la resilienza, studiando le caratteristiche di quest’ultima e soffermandosi anche su fattori di mediazione come le strategie di coping e di self efficacy. L’analisi iniziale degli studi di Selye* sullo stress, attraverso le fasi di allarme, resistenza, esaurimento ha infatti dimostrato l’esistenza di una relazione tra gli avvenimenti esterni a carattere minaccioso e le reazioni interne dell’organismo, in grado di influire sullo stato di salute. L’ansia è un costrutto che ha avuto un ruolo determinante nella nascita della psicoanalisi e della psicodinamica e viene descritta come un segnale della presenza di un pericolo nell’inconscio. L’ansia e i disturbi correlati sono osservabili dalla fase anticipatoria, caratteristica dei momenti antecedenti le comunicazioni di licenziamento, fino ai giorni e settimane seguenti e le sue manifestazioni più acute e visibili sono i disturbi di panico (DP) e il disturbo da stress post traumatico (DSPT).
Di particolare interesse è la teoria dell’ansia di Horney, causata dall’impotenza percepita di fronte alle richieste e alle aspettative dell’ambiente esterno e che ha come conseguenza le difese evolute come la razionalizzazione. Infine, la depressione trova negli eventi stressanti recenti il fattore predittivo più importante e il licenziamento ne è un esempio tangibile. Per iniziare il percorso verso un ritrovato equilibrio e benessere è particolarmente interessante prendere in considerazione il costrutto di antifragilità**, inteso come concetto che va oltre la resilienza, cioè la crescita post-traumatica della persona, a partire dalle sue risorse personali e attraverso le tecniche di empowerment.
L’antifragilità esprime, infatti, la tendenza del sistema a modificarsi, utilizzando le avversità per evolversi e migliorare e avendo, dunque, necessità proprio di questo tipo di situazioni per poter uscire da una condizione di eccessiva stabilità e omogeneità. Come emerge da diversi studi, non deriva dalla sola adozione di strategie di coping efficaci, ma costituisce anche una capacità più generale della persona di fronteggiare, mediante la flessibilità e l’innovazione, le difficoltà e gli eventi traumatici, trasformandoli in opportunità di crescita. le possibili patologie psicologiche legate ai licenziamenti. Il supporto di natura emozionale fornito alle persone nelle aziende nei momenti critici può essere ricompreso all’interno della responsabilità sociale d’impresa e ne può garantire un importante ritorno d’immagine, attraverso uno degli investimenti migliori possibili, sul proprio capitale umano.
* Selye H. (1977), Stress senza paura, Rizzoli, Milano.
** Taleb M. N. (2016), Antifragilità. Prosperare nel disordine, Il Saggiatore, Milano.
